Charles Manson #LegaNerd

Si sa, a Natale siamo tutti più buoni… uauauaua … noi della Lega, per niente!!! Articolo più malvagerrimo che mai questa mattina, dedicato al più spietato serial killer d’America: Manson! Satan Manson.
Inoltre è anche il mio primo articolo come membro del Nerd Club e non posso sverginarmi con un articolo cazzata, serve qualcosa di sboroneggiante e pesante!

Godetevi questo genio del male nel giorno di Santo Stefano.


Charles Milles Manson (Cincinnati, 12 novembre 1934) è un criminale statunitense, famoso per essere stato il mandante di uno dei più efferati omicidi della storia degli Stati Uniti d’America. Ha avuto vari soprannomi, tra cui “Mr. Satan” o “Satan Manson”, e la sua espressione “diabolica” nonché la sua crudeltà, hanno reso il suo nome comunemente associato alla personificazione del male.

L’infanzia
Charles Manson nacque nel 1934 a Cincinnati (Ohio).
Sua madre, Kathleen Maddox, crebbe in una famiglia religiosa e molto rigida. Poiché non amava lo stile di vita ferreo che le veniva imposto, scappò di casa a 16 anni e per sopravvivere decise di darsi alla prostituzione. Charles fu concepito durante uno dei suoi rapporti occasionali e quando le venne chiesto quale nome dare al bambino ella non seppe cosa rispondere, tanto che il neonato venne registrato con il nome “No Name Maddox”. alcuni mesi più tardi il bambino venne chiamato Charles, e alcuni anni dopo ricevette il cognome Manson, da man (uomo) e son (figlio), poiché non si conosceva l’identità del padre.
Dopo l’arresto della madre, per problemi legati alla droga e alcuni furti, all’età di cinque anni il piccolo Charles venne affidato agli zii che vivevano nel West Virginia. Questi erano fanatici religiosi e imposero al nipote un’educazione molto dura. Manson si lamentò in seguito soprattutto dello zio, che lo insultava e lo umiliava continuamente davanti a tutti: disse infatti che lo zio lo obbligò a vestirsi da bambina il primo giorno di scuola, mettendolo in imbarazzo davanti ai suoi compagni.
La zia lo picchiava e cercò di sbarazzarsi di lui dandolo in adozione. Tutte le angherie subite contribuirono all’alterazione della psiche di Charles, che a 12 anni scappò da casa.

L’adolescenza e l’apparente cambiamento
Nella fase adolescenziale iniziò la sua vita da criminale, dedicandosi ai furti d’auto e a rapine nei negozi. Tuttavia nel giro di pochi mesi venne arrestato e rinchiuso in carcere in Virginia. In carcere Charles subì ulteriori violenze da detenuti più grandi di lui. Stanco dei continui abusi nei suoi confronti, Charles imparò a difendersi e la sua instabilità mentale crebbe sempre più. La sua pena venne aggravata quando fratturò il cranio ad un detenuto e ne ferì un altro con un oggetto contundente.
Venne tuttavia scarcerato nel 1954, all’età di 20 anni: Manson era dotato di astuzia e di un’abilità oratoria non indifferente, e in poche sedute di dibattito riuscì a raggirare la commissione, plagiandola e convincendola di meritare la libertà condizionata, ottenendo il rilascio anticipato. Mostrava inoltre segni di cambiamento: si sposò con una giovane cameriera di un fast food, e da lei nel 1955 ebbe un figlio: Charles Manson Jr. Mentre suo figlio era ancora neonato, Charles manteneva la famiglia con lavori saltuari e furti d’auto. La moglie, contraria alla vita criminale del marito, ottenne il divorzio e Charles, arrestato nuovamente, venne rinchiuso in un carcere della California.
Rilasciato, pochissimo tempo dopo venne nuovamente arrestato, sempre per furto; ancora una volta ottenne una commutazione della pena in arresti domiciliari, convincendo una conoscente incinta a presentarsi in tribunale fingendosi la sua fidanzata. Ottenne così una semplice condanna agli arresti domiciliari che comunque non rispettò: appena rilasciato picchiò due donne a distanza di pochi giorni e, riconosciuto e catturato, questa volta ricevette dieci anni di carcere che scontò nel penitenziario dell’isola di McNeil dello Stato di Washington, nel Nord-Ovest degli Stati Uniti.

La famiglia
Charles fu rilasciato sulla parola nel marzo 1967, e una volta uscito decise di divenire un musicista Hippy, forte del riscontro positivo che questo movimento aveva a quei tempi e mettendo a frutto quanto appreso in carcere da un detenuto più anziano che gli aveva insegnato a suonare la chitarra[senza fonte]; dichiarò in seguito di essere stato un fan dei Beatles.
Charles si trasferì a San Francisco, in tempo per la Summer of Love, dove raccolse intorno a sé un gruppo di giovani (sia ragazzi che ragazze) affascinati dal suo carisma, dalla sua chitarra e dalla sua capacità di parlare alla gente. Presero il nome di The Family (“La famiglia”), o anche The Manson Family, sebbene Manson abbia sempre negato di aver dato egli stesso quel nome al gruppo. Riuscì a raccogliere un cospicuo numero di adepti (circa 50 persone): molti di loro erano ragazzi che avevano avuto una vita dura come Charles, con problemi familiari e spesso di adattamento sociale. Manson era da questi considerato un leader religioso oltre che morale: affermava infatti di essere la reincarnazione di Gesù Cristo e di Satana insieme e i suoi adepti gli erano molto devoti. Oltre che dalla connotazione religiosa, il suo gruppo differisce dalle “comuni” Hippy per il palese e dichiarato disprezzo che provava nei confronti dei neri. Egli profetizzava infatti che ci sarebbe stata una guerra interraziale e che avrebbero vinto i neri; ma i neri erano inferiori rispetto ai bianchi, ciò che sapevano l’avevano appreso dai bianchi, dunque non avrebbero potuto mantenere il potere e a quel punto avrebbero preso loro il comando, i prescelti della Famiglia.
The Family, sotto la sua attenta guida, sopravviveva grazie a furti ed altre attività criminali. Tra una rapina e l’altra, suonavano la chitarra e facevano uso di hashish e LSD. L’attività della setta di Manson con il tempo non si limitò ai furti, ma si estese agli omicidi. Manson fondò anche un movimento ambientalista chiamato ATWA (acronimo di “Air, Trees, Water, Animals”), che si batteva per salvaguardare la natura e le sue creature, e del quale facevano parte alcuni membri della “Famiglia”.
Charles voleva diventare un musicista famoso come i suoi idoli e nell’estate del 1968 tentò di realizzare il suo sogno musicale, recandosi in uno studio discografico di Los Angeles, con il supporto economico di Dennis Wilson, batterista dei Beach Boys che aveva conosciuto dopo che questi aveva dato un passaggio a due ragazze della Family che facevano autostop.
L’insuccesso non fece altro che accrescere l’ossessione di Charles di diventare un musicista. Un suo brano, Cease to Exist, fu nuovamente arrangiato dai Beach Boys e inserito nell’album 20/20 (1969) con un nuovo titolo (Never Learn Not to Love), testi modificati e un differente bridge, cosa che suscitò in Manson non poca rabbia nei confronti dell’ex amico.

Gli omicidi
Il 9 agosto 1969 Manson pianificò e realizzò un’intrusione a Cielo Drive, un ricco quartiere di Los Angeles, con l’obiettivo di entrare nella villa al momento abitata da Roman Polanski e Sharon Tate, attrice e moglie del regista, incinta di 8 mesi, ed alcuni loro amici, tra cui Jay Sebring, parrucchiere dell’attrice, Abigail Folger, figlia dell’imprenditore del caffè “Folger”, Wojiciech Frykowski, il fidanzato di Abigail. La villa era stata precedentemente occupata da Terry Melcher, artista e produttore musicale che aveva espresso inizialmente interesse nei riguardi di alcune canzoni composte da Manson, ma che successivamente si era rifiutato di scritturare Charles come musicista per la Columbia Productions; la villa divenne il simbolo di tutti coloro che l’avevano rifiutato. La notte in cui si consumarono gli omicidi Roman Polanski non era presente: si trovava infatti a Londra al lavoro su un progetto cinematografico.
Non è mai stato accertato se Charles aspettasse in auto o se rimase nel ranch dove risiedeva l’organizzazione; coloro che materialmente eseguirono gli ordini furono Charles “Tex” Watson (a cui Manson diede il comando della operazione stragista), Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian. Questi si diressero verso la villa armati di coltelli, un revolver e un filo di nylon lungo 13 metri. Giunti sul posto, i quattro tagliarono i fili del telefono per impedire che venissero chiamate le forze dell’ordine una volta entrati. Ad eccezione di Linda Kasabian, che doveva coprir loro le spalle, gli altri tre scavalcarono la recinzione. Tuttavia vennero notati da un amico del guardiano della villa, Stephen Earl Parent, il quale venne ucciso immediatamente a colpi di revolver da Tex Watson.
Entrati nella villa i membri della The Family non ebbero nessuna pietà. Il primo a morire fu il parrucchiere Sebring, che implorò di lasciar in vita la Tate in quanto incinta, ma venne ferito con un colpo di revolver all’ascella e finito con una serie di coltellate. La successiva vittima fu Frykowski, che venne accoltellato da Susan Atkins. Stessa sorte anche per la Folger, accoltellata ripetutamente. L’ultima vittima fu Sharon Tate.
Con uno straccio intriso del sangue dell’attrice, Susan Atkins scrisse sulla porta, da cui avevano fatto irruzione, “PIG” ovvero maiale in lingua inglese: maiale è anche il termine statunitense con cui ci si riferisce in tono spregiativo alla polizia e Piggies è il titolo di una canzone dei Beatles. Sullo specchio del bagno venne scritto Helter Skelter: l’espressione inglese “helter skelter” indica i grandi scivoli di forma elicoidale dei Luna Park, e fu interpretata da Manson come “arrivo del caos” e “fine del mondo”, anche questa è il titolo di una canzone dei Beatles. Non ci furono sopravvissuti al massacro, se non il regista stesso Roman Polanski, che era in realtà assente in quel periodo perché impegnato per motivi di lavoro in Inghilterra (aveva appena finito di girare Rosemary’s Baby).
I massacri dell’organizzazione non si placarono, e il giorno seguente vennero uccisi l’imprenditore Leno LaBianca e sua moglie Rosemary: i due furono colpiti al petto con più di quaranta pugnalate a testa. Sulle pareti venne scritto “Death to pigs” col sangue delle vittime e sul frigorifero in cucina venne invece scritto, con una storpiatura grammaticale “Healter Skelter”. Il cadavere di Leno LaBianca fu ritrovato con una forchetta conficcata nello stomaco.
Una ulteriore vittima di Manson fu un insegnante di musica, Gary Hinman, che qualche mese prima aveva dato ospitalità alla Family osando poi cacciarli. Anche lui venne accoltellato: sulla parete venne tracciata la scritta “Politician Pig”, ovvero “Porco politico”; tali scritte vennero ordinate da Manson ai suoi seguaci per cercare di depistare le indagini e far accusare i neri dell’omicidio.
L’ultimo omicidio attribuito a “The Family” fu quello di un membro stesso della setta, Donald Shea (soprannominato “Shorty”), colpevole di aver denunciato l’organizzazione e di aver sposato una donna nera. Venne brutalmente ucciso il 26 agosto 1969 e la sua salma venne tagliata in nove pezzi.
L’attività criminosa della “Famiglia” continuò incontrastata per quasi due anni, fin quando l’avvocato Vincent Bugliosi, di origini italiane, riuscì a trovare dopo molte indagini le prove che incastravano Manson. Inoltre alcuni seguaci lo tradirono; testimone chiave nel processo fu Linda Kasabian, la ragazza che ricoprì il ruolo di “palo” la sera del 9 agosto 1969. Charles venne così arrestato per quello che venne ricordato come Il caso Tate-LaBianca e venne accusato di essere il mandante degli omicidi.

Il processo
Nel 1970 iniziò il processo contro Charles Manson. Egli si presentò con una X incisa sulla fronte: in seguito, dopo diversi anni di prigione, Manson stesso modificò l’incisione sulla fronte facendola diventare una svastica. Il processo è entrato nella storia degli U.S.A. per la sua incredibile lunghezza: il solo dibattimento preliminare durò quasi un anno. Charles non confessò gli omicidi della sua banda, né di altre azioni criminali; Susan Atkins invece, rivelò che Manson aveva programmato di uccidere in seguito nomi noti nello show business come Liz Taylor, Steve McQueen, Richard Burton e Frank Sinatra, pur non avendo prove materiali a sostegno.
Il 29 marzo 1971 il processo si chiuse con la condanna a morte di tutti i componenti della “Famiglia”, ma nel 1972 lo Stato della California abolì la pena di morte, e Manson e la sua setta vennero spostati dal braccio della morte al carcere, con pena commutata in ergastolo.
Il 25 maggio 2007, presso il carcere di Corcoran, l’undicesima udienza richiesta da Manson per ottenere la libertà vigilata è stata respinta. L’uomo, 74 anni al tempo del processo (di cui 42 trascorsi in carcere), non era presente all’udienza, ma dichiarò alla stampa tramite il proprio avvocato che nel 2012 avrebbe presentato puntualmente la sua dodicesima domanda di rilascio

Le ipotesi di omicidio
Non si conoscono con esattezza i moventi che spinsero la banda di Manson a uccidere. Alcuni specialisti avanzano l’ipotesi che Manson fosse ossessionato dalla fama: non essendo riuscito a diventare una rockstar come aveva sempre sognato egli avrebbe scelto l’alternativa più facile, dei folli omicidi che attirassero l’attenzione dell’opinione pubblica.
Altri ritengono che Charles, essendo vissuto nella povertà e in mezzo alla strada, odiasse le persone ricche e famose e per questo covasse desideri di vendetta. Si ritiene che con la scritta “DEATH TO PIGS” Manson volesse dimostrare il proprio furore nei confronti delle stelle dello spettacolo, chiamandoli “maiali” per la loro vita mondana e piena d’eccessi.
Manson stesso nel giustificare i propri atti afferma di essere stato ispirato dai Beatles e nello specifico dalla canzone Helter Skelter. Egli credeva di aver individuato nel brano una sorta di “messaggio profetico” a lui indirizzato che gli ordinava di diffondere il caos. Manson affermò inoltre di aver ucciso Sharon Tate per il desiderio di attribuire l’omicidio alla comunità afro-americana della città di Los Angeles.

Il figlio segreto
Nel 2009 un disk jockey 41enne di Los Angeles, Matthew Roberts, adottato in tenera età da una famiglia e cresciuto nell’Illinois, riesce a risalire ai propri genitori naturali scoprendo di essere figlio di Charles Manson
A 11 anni Roberts aveva scoperto da sua sorella di essere stato adottato, ma si è messo alla ricerca dei suoi veri genitori nel 1997 nonostante il padre adottivo avesse provato a scoraggiarlo. Roberts era sicuro che la scoperta lo avrebbe aiutato a «conoscere meglio se stesso». Invece, conoscere l’identità del suo padre biologico lo ha gettato nella depressione.
La storia è raccontata dall’edizione online del tabloid britannico The Sun. «Non ci volevo credere. Ero spaventato e arrabbiato allo stesso tempo. È stato come scoprire che tuo padre è Adolf Hitler», ha detto Roberts.
Dalla madre, trovata subito attraverso un’agenzia di servizi sociali, Matthew si è fatto raccontare tutta la storia: lei e Manson si conobbero nel 1967 a San Francisco durante la famosa «Summer of Love» e, durante un’orgia dove furono consumate massicce dosi di droga, Terry fu violentata.
Nonostante il trauma per aver scoperto di essere il figlio di uno dei più crudeli assassini degli ultimi quarant’anni, sette anni fa Matthew, che si definisce un pacifista («il mio eroe è Gandhi»), ha cominciato a scrivergli. Manson ha confermato di essere suo padre e ha sempre risposto alle sue lettere scrivendo «cose folli» e firmando con una svastica.

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[BdS] – Bagno di Sangue è la rubrica di Lega Nerd che racconta i delitti più efferati, assurdi, curiosi e famosi della storia

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