Il monolito nero, 2001: Odissea nello spazio #LegaNerd
di
stray
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2001 Odissea nello spazio è un film capolavoro che ha affascinato anche in precedenza qui su Leganerd: qui una delle sequenze più psichedeliche della storia del cinema (vi dico solo TUTTO manuale) e qui un interessante mix Kubrick/Pink Floyd.

2001 Odissea nello spazio è un film di fantascienza di quel geniaccio di Stanley Kubrick uscito nel 1968, nello spoiler la trama.

L’azione del film di Kubrick inizia sulla Terra durante la preistoria, quando i nostri progenitori vivevano allo stato bestiale. Su un territorio semidesertico, due gruppi di ominidi si sfidano per il controllo di una fonte d’acqua. Il capo di una delle due tribù, dopo il suo incontro con un monolito nero apparso improvvisamente davanti alla sua grotta, scopre che un osso può essere usato come arma d’offesa e uccide il capo dei suoi nemici. Con la più bella ellissi narrativa della storia del cinema, un osso lanciato in alto da un ominide che si trasforma in un’astronave, l’azione si sposta poi, quattro milioni di anni dopo, nel 2001. Sulla Luna colonizzata, vicino alla base di Clavius, viene scoperto un nuovo monolito che riceve un segnale fortissimo proveniente da Giove. Così, un equipaggio di cosmonauti, guidato dal cervello elettronico HAL 9000, si mette in viaggio sull’astronave Discovery verso il più grande pianeta del sistema solare, e cioè nella direzione indicata dal monolito. Senonché HAL commette un errore, e poiché non può sopportare la consapevolezza della propria fallibilità, “impazzisce” e uccide quasi tutti gli astronauti. Dell’equipaggio della Discovery si salva soltanto David Bowman, che riesce a disattivare il computer. A questo punto, Bowman entra nell’atmosfera di Giove e viene risucchiato in un’altra dimensione, passando attraverso un vortice spazio-temporale di immagini e visioni psichedeliche. Al termine di questo trip allucinante, l’astronauta si risveglia all’improvviso in una stanza settecentesca rococò. Qui Bowman passa dalla maturità alla vecchiaia ed entra in agonia. Rivede infine il monolito nero e rinasce sotto forma di feto astrale (Star Child), in una sorta di Eterno Ritorno.

Essendo un film che gioca per lo più sul piano delle percezioni, basti solo pensare che su 141 minuti di film ce ne sono solo 40 di parlato, l’interpretazione del tutto risulta abbastanza enigmatica:

Da quando “2001: Odissea nello spazio” è apparso sullo schermo spettatori e critici si sono scervellati per comprendere il “messaggio” di questo film enigmatico, dato che Kubrick ci lascia incerti sulla natura e sulla provenienza del monolito, in cui alcuni vedono Dio, un essere extra-terrestre, la Coscienza, la Tavola della Legge, il Primo Mattone dell’Universo, ecc., ecc. In realtà, è proprio dall’ambiguità delle sue immagini che 2001: Odissea nello spazio trae un fascino misterioso, di cui forse sarebbe sprovvisto se ogni sequenza fosse spiegata con pedante chiarezza. ( DiogeneMagazine )

Vorrei però approfondire il discorso riguardo al Monolite Nero:

In un primo livello di lettura il monolite nero rappresenta la presenza aliena di questo film. Kubrick scelse di rappresentarlo con una figura pura, geometrica come un parallelepipedo liscio e nero, conscio che ogni banale omino verde che avrebbe emulato con un costume o modellini avrebbe reso il film datato e ridicolo per le future generazioni. Ma come tutti ben sapete Kubrick non si è pronunciato sul vero significato del Monolito e di tutto il film, ovunque si trovano correnti interpretative contrastanti.

Secondo la quadrilogia di Arthur Clarke, della quale il primo capitolo trattasi nientepopòdimenoche “2001 Odissea nello Spazio” il monolito è stato creato da una civiltà aliena.

Questo permette a Bowman di elevarsi/trasformarsi rispetto alla condizione umana, anche se successivamente Clarke asserisce che in realtà Bowman diviene una parte (una sorta di “sottoprogramma”) del Monolito.

Quest’ultimo funzionerebbe da “osservatore” e da “operatore” (nel senso che in 2010 opera l’aumento della massa di Giove fino al raggiungimento della “massa critica” oltre la quale s’innesca la reazione termonucleare originante “Lucifero”.

Il Monolito è anche una “Porta delle Stelle” (uno Stargate) ovvero un’accesso del sistema utilizato dai suoi costruttori per raggiungere tutto il resto del Creato.

Anche la stupenderrima sequenza finale (da visionare sotto spoiler) è un grosso punto interrogativo:


Bowman dopo il lungo trip foto-psichedelico-iper-spaziale si ritrova davanti ad una scena curiosa, questa è l’interpretazione by Wikipedia (NB usando Kubrick un linguaggio meta-linguistico, trascendendo dalle parole e procedendo per associazione di immagini, si può andare solo per interpretazioni, questa di wiki mi pare buona anche se così spiegata perde tutta la sua magia…): Bowman si materializza in una stanza stile impero, sopravvive nella sua nuova dimora, in solitudine e in totale tranquillità. Non chiaramente decifrabile è il ruolo dello spazio e del tempo. Bowmann invecchia, non può dirsi con quale velocità. Allo stato massimo della sua vecchiaia, egli vede davanti a sé il monolito nero e rinasce in forma di feto cosmico, lo Starchild, che in un istante si riporta nello spazio terrestre scrutando dal cielo cogitabondo la nostra Terra. Il feto trasgredendo ogni regola cinematografica guarda lo spettatore attraverso l’occhio della telecamera, la finzione finisce. La musica che accompagna questa estrema metamorfosi è l’inizio del poema sinfonico di Richard Strauss “Così parlò Zarathustra”; il brano musicale aveva già sottolineato le prime immagini del film, che con questo richiamo musicale, si chiude in modo circolare.

Voi come interpretate la visione allegorica di Kubrick in merito al monolito nero? Che ruolo pensate abbia il monolito nella scena finale?

Insomnia rulez, auguro almeno a voi una buona notte ^__^

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Cinema
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venerdì 3 dicembre 2010 - 2:07
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