Il signoraggio spiegato con termini da neofiti #LegaNerd
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Come uscire dalla crisi: la moneta è debito

E’ necessario iniziare questo discorso specificando che non tutta la moneta è debito, ci sono infatti alcuni casi in cui la moneta non è debito, ma proprio per l’esiguo numero di questi casi, l’affermazione rimane vera.

Per capire questa affermazione bisogna capire le caratteristiche intrinseche dello strumento chiamato “moneta”.

La “moneta “ ha due caratteristiche intrinseche: circolazione e valore.

La moneta è uno strumento che favorisce la circolazione di beni e servizi, per questo fine la moneta stessa deve circolare. Se in un determinato ambiente economico vi fosse un eccesso di moneta e la parte in eccedenza fosse conservata in una cassaforte, al fine della circolazione l’utilità di quella moneta sarebbe pari a zero.

Per poter esercitare al meglio la proprietà di circolazione, la moneta deve essere uno strumento utile a misurare una proprietà di tutti gli oggetti, quella proprietà che chiamiamo “valore”.

Con la moneta noi affermiamo o stimiamo il valore di ogni oggetto o servizio.

Dopo aver individuate e spiegate le due caratteristiche fondamentali della moneta, circolazione e valore, passiamo ora a verificare un passaggio cruciale della questione monetaria: la fase della creazione della moneta.

In questa fase la moneta viene creata nel suo aspetto formale e giuridico, in ciò che permette di qualificarla e distinguerla (dalle altre monete oppure dai falsi) e quindi viene creato il valore della moneta, ma non essendo ancora in circolazione nel tessuto economico, la moneta ancora non esprime e diffonde il suo valore.

Durante la fase di creazione della moneta abbiamo un consumo di materie prime (carta e inchiostro) ed abbiamo un prodotto finale con il suo valore intrinseco.

Nel caso del biglietto da 50 euro abbiamo un costo iniziale di 3 centesimi di euro ( valore intrinseco), ed un valore nominale finale di 50 euro.

Un bel guadagno, non trovate? Dove finisce questo valore?

Questo valore prodotto viene “nascosto” nei bilanci delle banche centrali; il prodotto finale, viene posto tra le passività del bilancio.

Non è, purtroppo, uno scherzo, basta andare a guardare nei dettagli del bilancio della Banca d’Italia.

Come esempio vi posso dire che nel 2008 sono state create dalla Banca d’Italia banconote per 126 miliardi di euro che sono finiti in bilancio sotto la voce passività.

Questa situazione, che è contro il buon senso, dipende dalle attuali leggi ( leggi particolari per la compilazione dei bilanci, valide solo per le banche centrali) ed ha una motivata e precisa origine storica.

Infatti, gli antenati delle moderne banche erano facoltosi personaggi i quali avendo già un’attività connessa all’oro, svolgevano anche un servizio di custodia dello stesso.

Per certificare la proprietà dell’oro, chi lo deteneva riceveva l’oro in custodia e consegnava al proprietario le cosiddette “note di banco”, antenate delle moderne banconote.

Avendo queste “note di banco” chi era impegnato nei commerci trovava più comodo e sicuro girare la propria nota di banco, piuttosto che andare a ritirare fisicamente il proprio oro e portarlo in giro per i pagamenti.

Così le note di banco iniziarono a circolare.

Ben presto chi custodiva l’oro si rese conto che quasi più nessuno andava a ritirarlo, preferendo far circolare le note di banco: allora, di fronte ad una richiesta di prestito di oro, tali banchieri iniziarono a produrre note di banco, anche oltre la propria disponibilità di oro.

La produzione di note di banco in eccesso non avrebbe mai costituito un problema, a meno che improvvisamente non si fossero presentati tutti insieme a richiedere il proprio oro, perché questo avrebbe portato ad una immediata insolvenza del banchiere.

Ovviamente nel bilancio del banchiere l’oro è l’attivo mentre le note di banco sono il passivo .Questo tipo di contabilità è stata mantenuta fino ad oggi, con la differenza che le banche centrali non ricevono più oro da custodire, ma dal nulla producono moneta che nel bilancio finisce tra i passivi.

Una vittima illustre di questo nuovo sistema di creazione del denaro è stato il Regno delle due Sicilie, infatti i Borboni coniavano monete in oro ed in argento e il valore nominale delle monete era pari al loro valore intrinseco, questo dava molto fastidio alle altre nazioni europee, in particolar modo al Regno Unito che si adoperò in maniera anche palese a far si che lo sbarco dei Mille in Sicilia avesse un esito positivo, mandando delle cannoniere a protezione delle navi Garibaldine, inoltre mobilitò la massoneria presente con i suoi affiliati tra gli alti ufficiali dell’esercito Borbonico adoperandosi a non creare a Garibaldi un vero contrasto militare.

Quindi le banche centrali non regolano più la quantità di moneta in base all’oro posseduto, ma la regolano secondo propri criteri, in funzione di un obbiettivo dichiarato.

L’obbiettivo dichiarato dalla BCE è il mantenimento di una inflazione prossima e inferiore al 2% in funzione di questo obbiettivo due sono gli strumenti principali in mano alla BCE: la regolazione della liquidità ed il tasso d’interesse per la liquidità richiesta.

In tale contesto, rimane vero che tutte le banconote sono gravate da un debito, pari all’importo delle banconote stesse: anche perché non abbiamo alcun soggetto che distribuisca banconote gratuitamente, nemmeno allo Stato.

Questo nonostante che per la Costituzione Italiana, lo Stato è l’unica Autorità Monetaria costituita. Tanto questo è vero che è lo Stato a coniare le monetine in euro e in centesimi di euro ed ovviamente tale produzione nel bilancio dello Stato è messa tra gli attivi, come appare logico che sia.

D’altronde questo conferma anche che mettere nelle passività le banconote prodotte, come fanno le banche centrali, è un controsenso.

Inoltre il ruolo della banca centrale che era quello di controllore delle altre banche operanti nella nazione è ora reso difficile dal fatto che la banca centrale è stata privatizzata e che le sue azioni sono quasi tutte in mano a quelle stesse banche che era chiamata a controllare ed a gruppi assicurativi ed a potenti famiglie che sono azioniste di quelle banche.

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(dati ed affermazioni prese da: “la moneta copernicana” di Nino Galloni e Marco Della Luna, Nexus edizioni, 2008 pag.7

In questo momento di crisi economico- finanziaria dove sotto attacco speculativo ci sono gli Stati e dove non vi è da parte di questi identità di vedute nel trovare risposte efficaci per proteggersi (vedi la decisione di ieri da parte della Germania di vietare le vendite allo scoperto fino al 31/03/2011 su azioni delle principali aziende e banche nazionali e sui titoli di debito pubblico) subito fatta propria dall’Austria e dal Belgio, ha fatto seguito la dichiarazione della Francia dell’Italia della Spagna e dell’Olanda che invece non intendono vietare le vendite allo scoperto, almeno per ora.

Ieri la BCE (banca centrale europea) aveva in asta titoli per 5 miliardi di euro, l’asta è stata deserta.

Le borse di tutto il Mondo stanno perdendo valore, ieri solo le borse europee hanno bruciato 144 miliardi di euro,oggi altri 104 miliardi, ed è già la terza volta che ciò accade negli ultimi due mesi.

Ci troviamo quindi vicinissimi al punto di non ritorno, grazie anche a inefficienze ed incompetenze di quel mondo politico che invece di tutelare i cittadini, troppo spesso è colluso o corrotto da quei poteri forti che avrebbe dovuto contrastare.

La semplice soluzione ai problemi è quella di togliere la possibilità di stampare moneta ai privati e soprattutto farci pagare questo servizio con il valore nominale delle banconote prodotte invece del loro valore intrinseco.

Questa operazione che ha il nome di “signoraggio” crea dal nulla il debito pubblico, fa arricchire pochissime persone a danno di tutti.

Gli Stati devono riappropriarsi del proprio debito che è solo fittizio e creare un nuovo modello di società.

Nazzareno Brunozzi


Fonte.

Tempo fa lessi qui su LN di qualcuno che si diceva esperto in materia, e che si offriva di scrivere un articolo sull’argomento.
Io ringraziai anticipatamente, ma non ebbi mai modo di leggere il post in questione.
Questa notte, in una delle mie solite crisi d’insonnia, mi sono imbattuto nel pezzo sopra citato, a mio avviso molto interessante, ben spiegato ma sopratutto con termini semplici e facendo anche quelche accenno di storia.
Buona lettura.

William J.

William J. a.k.a. webdatabank

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