Come sono diventato stupido #LegaNerd

Leggendo l’articolo di bradipostanco mi è tornato alla mente questo libro di Martin Page che ho letto un po’ di tempo fa. Però in questo caso l’abbandono del’intelligenza non è visto come una conseguenza naturale dell’evoluzione umana, ma come una scelta consapevole del protagonista per riuscire finalmente ad essere felice.

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Per la trama visionare lo spoiler

Questo libro scritto da M. Page si muove attorno ad un’idea folle e che si districa quindi attraverso una serie di vicende altrettanto incredibili. Scelte assurde con evoluzioni e conclusioni inattese che portano il romanzo ad essere scorrevole e di facile lettura, ma il messaggio che porta con se è quanto di più sbagliato ci possa essere. Il protagonista è Antoine ed ha venticinque anni, è uno studente secondo il proprio ego anche particolarmente dotato intellettualmente, e crede che il suo spirito inquieto e la sua curiosità intellettuale lo condannino all’infelicità perpetua. Dopo alterne vicende in cui prova a trovare la felicità, decide di fare un passo drastico e guarire dalla sua malattia (l’intelligenza appunto), diventando stupido. Antoine, da sempre ha visto l’intelligenza come un segno di emarginazione dal resto del mondo, poiché questa lo portava a fare scelte inusuali come rifiutare lavori non in linea con la sua onestà intellettuale, dissociarsi dalle mode, rifiutare macchine lussuose e l’apparire in genere. Logorato da questa situazione decide di intraprendere la “carriera” di alcolista, ma non ottenendo i risultati sperati cominciò a frequentare addirittura dei corsi di suicidio. Rinunciò anche a quest’idea e allora intraprese una terza via: facendosi curare con Heurozac (con evidenti rassomiglianze al Prozac) e attraverso un lavoro dall’apparente guadagno facile che, ovviamente era quello del mago dell’alta finanza, comincia a compiere atti che non aveva mai sperimentato, e a lui inverosimili come guardare la televisione, ascoltare musica commerciale, seguire le mode, addirittura bere la sua prima coca-cola. Alla fine del romanzo decide di ritornare sui propri passi, abbandonare tutto e tornare ad essere lo sfigato intellettuale di prima, eternamente infelice e ancora più fervidamente contro il sistema e il denaro.

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mercoledì 6 ottobre 2010 - 15:12
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