Provata l'esistenza della Radiazione di Hawking #LegaNerd
di
Code2

Il processo è stato ricostruito in laboratorio a Como illuminando con un laser un blocco di vetro con particolari caratteristiche. «I fotoni della luce interagendo con il materiale molto denso – spiega Daniele Faccio – riproducono lo stesso effetto che si verifica nella zona circostante il buco nero battezzata “orizzonte degli eventi”. Qui accade, e lo abbiamo misurato, che una particella, il fotone a frequenza negativa, venga assorbita e quella che lo accompagna a frequenza positiva emerga. A separarli è proprio l’orizzonte e una volta divisi non possono più ricongiungersi». Ma uno dei due, potendo sfuggire, diventa appunto rilevabile. Così nasceva la «radiazione di Hawking» com’era stata chiamata dopo la formulazione della teoria da parte del geniale scienziato. Egli, infatti, sostiene che i buchi neri evaporano, si dissolvono con il tempo, perché fornendo l’energia ai fotoni che se ne vanno in continuazione questa, ad un certo punto, si esaurisce e del «mostro», alla fine, non resta più nulla.

In pratica pare che degli italiani con un laser e un blocco di vetro (e già questo mi fa sorridere) abbiano decretato che i buchi neri non siano quelle meretrici cosmiche che credevamo, entità galattiche che succhiano e basta, in pratica rilasciano fotoni negativi (all’incirca) ovvero la Radiazione ipotizzata e teoricamente comprovata da Hawking (e non solo), che con il passare di milioni di anni li fa evaporare in un lampo di raggi gamma.

News presa dal corriere.it, quindi sicuramente ricca di cappelle… mai quanto quelle nello spoiler!


Io ti scioglierei volentieri nell’acido.

Pasquale Belvito a.k.a. Code2

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