Celle solari bio auto-assemblanti e auto-riparanti #LegaNerd

Sono stati costruiti pannelli solari fatti da uno scaffold di nanotubi di carbonio (canale altamente efficente per trasportare elettroni) unito a un complesso fotosintetico (rubato a un batterio) mediante un disco di proteine e lipidi.

Se questi 3 ingredienti vengono messi insieme a caso tendono ad auto-assemblarsi perché costruiti in modo che la configurazione assemblata ordinata (che noi vogliamo) sia energeticamente conveniente, sia cioè in minimo energetico. Termodinamica.

Inoltre si può anche rigenerare queste celle solari alla stessa maniera: si versa un surfattante (un solvente) che stacca i complessi proteici, si aggiungono complessi nuovi, si toglie il solvente. Nel togliere il solvente vanno ad assemblarsi le proteine non danneggiate (quelle nuove), mentre quelle danneggiate sono meno efficienti nel complessarsi e quindi vengono portate via dal solvente.

Sebbene l’efficienza di queste celle sia molto inferiore rispetto a quella delle celle tradizionali, le capacità di auto-assemblaggio e auto-riparazione sono straordinarie. Quando le radiazioni solari colpiscono l’ossigeno (e in minor misura altri elementi) succedono un sacco di casini: proteine, DNA, lipidi ma anche plastiche, si scassano e bisogna ripararli o sostituirli.
Oltre all’efficienza bisogna sviluppare anche la durata, come sostiene Michael Strano, del Massachusetts Institute of Technology (e dove vuoi che sviluppino queste figate estreme?!), ingegnere chimico che ha condotto la ricerca.

Ma forse potrebbero essere cancerogeni o sconvolgere l’ecosistema.

Link a DiscoverMagazine e articolo su Nature.

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