Diaspora, il social network che protegge la privacy #LegaNerd
di
Agar

Alcuni mesi fa si era già parlato di Diaspora il primo social network opensource, che era ancora in fase di progettazione, oggi è quasi una realtà e per di più le indiscrezioni dicono che sarà molto attento alle questioni di privacy.

Nel maggio 2010 quattro studenti, anche causa delle grosse lacune di Facebook in ambito di privacy, ebbero l’idea di creare un social network opensource e che tutellasse i dati degli utenti; in brevissimo tempo Diaspora attirò un interesse che i quattro ragazzi probabilmente non si aspettavano.
Quello che doveva essere un progetto estivo, è diventato in breve una realtà a lungo termine, infatti se all’inizio gli ideatori ipotizzavano di trovare massimo 300 sostenitori che finanziassero il progetto con 10.000 dollari, ad oggi i finanziatori sono più di 6.500 e la cifra raccolta supera di 20 volte le previsioni iniziali.

Lidea di fondo per il futuro è semplice: da una parte gli sviluppatori saranno attirati dalla natura open di Diaspora, dall’altra gli utenti apprezzeranno l’attenzione alla loro privacy.

Tuttavia l’idea di privacy va un po’ a botte l’idea di social network, proprio per questo Daniel Grippi, Maxwell Salzberg, Raphael Sofaer e Ilya Zhitomirskiy ovvero gli ideatori, spiegano che chiunqueo potrà impostare i parametri come meglio desidera e avrà il pieno controllo su ogni singolo dato inserito potendo scegliere chi potrà leggere determinate informazioni e chi no.

Anche l’upload di files sarà privacy-friendly, infatti non è previsto l’obbligo di utilizzo dei server centrali per conservare tutti i dati: sarà lo stesso utentea fornire uno spazio per ospitare le varie informazioni e/o contenuti, (che potranno essere di qualsiasi formato).
Ovviemente per gli utenti più pigri i server centrali saranno a disposizioni per l’host dei files, ma sarà una libera scelta degli utenti se utilizzarli o meno.

Le premesse non sono male, Opensource e Privacy a braccetto, però la vedo dura contro Facebook, tanto più che il maggior finanziatore di questo progetto è lo stesso Mark Zuckerberg che ha già sborsato 50.000$. Sarà un caso?

Per saperne di più

Dario Campi a.k.a. agar

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