Dalle cellule staminali la cura per l'HIV #LegaNerd

In Italia si guardano bene dall’informarci sugli enormi successi della ricerca sulle cellule staminali, sia mai che ci accorgiamo di quale danno stanno portando certi atteggiamenti bigotti medievali di chi comanda il nostro stato e la nostra “anima”.

E’ il caso di questo progetto di ricerca portato avanti in California, che cerca di testare terapie a base di cellule staminali contro l’HIV.
L’HIV non ha un vaccino perché è estremamente mutevole, difficile da raggiungere da anticorpi efficaci, si traveste da cellula umana e ne sfrutta alcuni meccanismi. Da quasi 30 anni si cercano cure definitive che sono ancora molto lontane perché tutti gli approcci classici hanno fallito. Qui entrano in gioco le nuovissime tecnologie e le intuizioni geniali (Nobel?).

Si rovescia l’approccio. Cosa fanno i pompieri per arginare un incendio in un bosco? Tagliano gli alberi attorno, in modo che il fuoco non abbia più un bersaglio su cui propagarsi. Tagliare un po’ di alberi per salvare il bosco.
Non posso distruggere il virus? Modifico il suo bersaglio per impedirne l’infezione e la propagazione.

D’ora in poi potrei dire delle cavolate perché non sono esperto in HIV e l’articolo è molto tecnico. Cercherò di mantenermi sul semplice.

L'HIV, per attaccarsi alla loro cellula bersaglio (globulo bianco) e infettarla usa un co-recettore: CCR5. E’ noto da tempo che individui che hanno CCR5 tagliato (omozigosi di una mutazione: delezione del gene) sono immuni all’HIV, a discapito di una piccola propensione a prendersi l’influenza. I ricercatori hanno preso le staminali HSPC (Human hematopoietic stem/progenitor cells, cioè progenitrici delle cellule del sangue, tra le quali i globuli bianchi bersaglio dell’HIV) e trattate con una nucleasi zinc-finger (ZNF) ingegnerizzata per interrompere CCR5 in una certa % (17%). Queste cellule impiantate in topo producevano globuli bianchi mutati in CCR5, quindi immuni all’HIV. In topi infettati con l’HIV, il virus uccideva i globuli bianchi “normali”, ma quelli mutati no, instaurando una selezione che ha favorito i mutati. In pratica il virus si spegneva da solo non trovando più bersagli da infettare.

Prossimamente studi sull’uomo e, se l’approccio confermerà i risultati (occorre una certa dose di cautela), potremmo aver sconfitto il virus più temuto degli ultimi 30 anni, che tanto ha cambiato la nostra società e il rapporto col sesso.

Grazie alle cellule staminali.

L'articolo su Nature Biotechnology. Volume: 28, Pages: 839–847 Year published: (2010) DOI: doi:10.1038/nbt.1663

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