L'angolo grammaticale: l'apostrofo #LegaNerd

È ora di ripassare un po’ la grammatica italiana.
Oggi parliamo dell’apostrofo; in particolare dell’uso dello stesso abbinato agli articoli indeterminativi:

un altro > sì
un’altra > sì
un’altro > NO

Da wikipedia:

Elisione e troncamento

Come indicato sopra, esistono alcune forme, principalmente imperativi — oltre a po’ che è l’apocope di poco — dove l’apostrofo è utilizzato per indicare un troncamento. Nella lingua italiana è però possibile usare l’apostrofo per indicare l’elisione di una vocale alla fine di una parola, quando la parola successiva inizia per vocale.
Però non sempre si ha un’elisione. Ad esempio, nell’italiano corrente si scrive più spesso “le opere di Omero” che “le opere d’Omero”. Ci sono infine casi in cui la stessa parola, invece che essere elisa e avere quindi l’apostrofo, viene semplicemente troncata: “un’elisione” ma “un errore”. La regola pratica per sapere se si ha elisione o troncamento è semplice:
si provi a usare la stessa parola seguita da un’altra parola dello stesso genere che inizi per consonante e non per vocale. Se ciò è possibile, allora si ha troncamento; altrimenti elisione.
Alcuni esempi pratici:
L’articolo indeterminativo. Si dice “un bambino”, quindi la forma maschile sarà tronca (“un adolescente timido”); ma non si può dire “un bambina”, quindi la forma femminile verrà elisa (“un’adolescente timida”).
Gli aggettivi tale, quale, buono (solo al maschile). Si può dire “un tal giorno!”, si ha quindi un’apocope, e si deve scrivere “tal altro” senza apostrofo, come del resto afferma anche l’Accademia della Crusca.
Gli avverbi come, dove, quando, quanto. In questo caso non si può dire quant grande e simili, quindi essi vorranno l’apostrofo: “com’è, dov’è, quand’anche”.

Studiate, perché potrebbero esserci dei quiz a sorpresa.

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giovedì 13 maggio 2010 - 21:07
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